Estate 2020, post Covid e post normalità, ipotesi di un ignoto futuro

Quando a fine febbraio abbiamo iniziato a capire che il Covid non solo ci avrebbe toccato, ma lo avrebbe fatto in un modo così violento da mettere a tappeto tantissimi di noi agenti di viaggio, non avevamo comunque ancora il sentore della stagione di follie che ci si stava aprendo davanti. Perchè guardandola dal di fuori il nome corretto che le si può dare è assolutamente questo: una stagione di pura ed assoluta follia.

Niente avrebbe mai potuto prepararci all’assoluta anarchia che vige in questo periodo su ogni cosa: compagnie aeree, hotel, regole, non regole, oramai anche sui treni… Una giornata passata alle nostre scrivanie diventa quasi un livello di un gioco di azione, tra prenotazioni, cancellazioni, treni si, treni no, astrusi moduli di registrazioni per le regioni italiane che nessuno verifica ma che gettano nel panico ogni cliente, e soprattutto tolgono tempo a noi, già immersi in una confusione che non ha mai avuto eguali. Per non parlare poi del perverso gioco delle tariffe dei tour operator, specialmente quelli grandi e strutturati, con i quali diventa veramente difficile capire come vendere e, soprattutto a quanto vendere. Le tariffe fanno il gioco lotteria… un giorno ne dai una, il giorno dopo non c’è più, e via andando in questo clima di tutto ed il contrario di tutto.

E poi… mai come in questo strano anno ci si rende conto come la possibilità di viaggiare sia per noi vita. Siamo così abituati a viaggiare spesso e per destinazioni sempre nuove e sempre interessanti, che, solo in questo momento di totale assenza il viaggio ritorna ad essere sogno ambito pure per noi, e questo forse, è uno dei pochi aspetti positivi di questo momento infausto. All’improvviso ci ritroviamo tutti ad essere affetti dal mitico wanderlust, tanto menzionato da assumere contorni quasi leggendari. Si abbiamo tutti il bisogno impellente di chiudere quelle valigie e salire su un benedetto aereo per una meta aldilà del mare…. E tornare a respirare a pieni polmoni quell’intenso senso di libertà che, a noi tutti addetti ai lavori, ci regala ogni viaggio.

Ma in questa stagione così difficile, è anche impossibile non fermarci a chiederci “e domani?”. E’ stata una estate di viaggi italiani, di vacanze di “prossimità” come va di moda definire le stesse oggi… Ma sappiamo tutti che a breve, il clima non ci consentirà di vendere il ns paese, se non per qualche week end termale o in città storiche. E si apre l’inevitabile domanda che, arrivati a questo punto, diventa doveroso farci: come poter reinventare e far si che questo nostro lavoro tanto amato diventi meno instabile e soggetto ad eventi esterni di ogni genere. Quali possono essere le soluzioni per cambiare ottica e far si che la nostra stessa professionalità cambi pelle, si evolva e diventi più multiforme e basata su criteri di più ampio respiro.

Tra le tante cose da evidenziare, ad esempio c’è il fatto che da sempre, in Italia, c’è stata una netta spaccatura tra le agenzie che fanno outgoing e quelle che fanno incoming. E senza ombra di dubbio c’è anche sempre stata una certa rigidità atipica in altri luoghi del mondo verso lo sviluppo di prodotti interni, o anche solo la stessa conoscenza del nostro territorio. Ed è inoltre evidente che il sistema così come siamo abituati a viverlo e gestirlo oggi, presenta indiscutibili carenze oggettive, delle assolute criticità che mai, come in questo momento, dovremmo pensare di metterci a tavolino e ragionare su ottica diversa verso il ns stesso mondo professionale.

Anche il sistema commerciale come ci è noto fino a febbraio 2020 è sicuramente da ridiscutere. Mai come in questo periodo di incertezze abbiamo visto che il nostro è un micromondo fatto di singole entità, dove l’unione fa addirittura discutere, e dove, ogni realtà, ha teso e tende a salvare la propria pelle, spesso in concorrenza l’uno verso l’altro.

A questo punto senza volersi inventare geni, è indiscutibile che diventa fondamentale la collaborazione ed il confronto per far si che questo nostro settore diventi qualcosa di diverso. E’ probabilmente utopico pensare di farne una vera corporazione, una categoria coesa e compatta, ma sicuramente tutto prima o poi ha un’inizio, e, tra tutte le possibilità io credo che proprio questa crisi così grande e distruttiva dovrebbe essere presa come stimolo creativo, creando quindi delle vere e proprie piazze di confronto e cooperazione per costruire per noi tutti un futuro più serio ed imprenditoriale e meno casuale e individualista. Sogni di una agente di viaggio visionaria e senza raziocinio? Forse. Ma non dimenticate mai che ogni progetto meraviglioso è nato dal delirio di qualcuno che, semplicemente, ci ha voluto credere.

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